La rete di ricarica pubblica italiana ha superato quota 60.000 punti a inizio 2025, con una crescita annua di circa il 30% secondo i dati di Motus-E. Un traguardo importante, ma ancora lontano dall’obiettivo PNRR di 100.000 punti entro il 2026 — e con una distribuzione geografica che penalizza fortemente il Sud.
Specifiche e dati chiave
- Punti di ricarica pubblici attivi: oltre 60.000 a inizio 2025
- Crescita annua: circa +30%
- Obiettivo PNRR: 100.000 punti entro il 2026
- Distribuzione geografica: 70% concentrato al Nord Italia
- Costo fast charge: 0,50-0,80 €/kWh
- Costo ultra-rapido in autostrada: oltre 0,90 €/kWh
- Principali operatori HPC: Enel X Way, Free To X, Ionity
Perché è importante
60.000 punti pubblici è un numero che suona bene, ma il dato sulla distribuzione è quello che conta davvero: il 70% dell’infrastruttura è concentrato al Nord. Chi percorre la A1 verso la Calabria o la Sicilia ha un’esperienza di ricarica molto diversa da chi guida sulla A4 tra Milano e Venezia. Il costo della ricarica ultra-rapida in autostrada — sopra 0,90 €/kWh — è un altro punto critico: su un’auto con batteria da 60 kWh, un pieno dal 10 all’80% costa oltre 37 euro.
Cosa significa in pratica
Chi ha una wallbox a casa e usa l’auto principalmente per spostamenti urbani non sente quasi mai il peso della rete pubblica: ricarica di notte a costi molto inferiori. Il problema riguarda soprattutto chi vive in condominio senza colonnina, chi fa lunghi percorsi autostradali e chi abita nel Centro-Sud. Per questi profili, la crescita della rete è una variabile decisiva nella scelta di passare all’elettrico.
Costi e operatori
I punti di ricarica pubblici sono accessibili tramite le app dei singoli operatori o aggregatori come Nextcharge e PlugSurfing. Costi indicativi: fast charge (fino a 50 kW) tra 0,50 e 0,80 €/kWh; ultra-rapido in autostrada (oltre 150 kW) sopra 0,90 €/kWh. Alcuni operatori offrono abbonamenti mensili che abbassano il costo per chi ricarica spesso in pubblico.
Fonte: Vaielettrico.it / Motus-E