Che fine farà la pista ciclabile europea Eurovelo 5?

Pista

Come ci hanno raccontato (ma ancora non l’abbiamo sperimentato) la pista ciclabile europea Eurovelo 5 (Capo nord, Berlino, Bolzano, Roma, Brindisi) si ferma a Mantova.

Manca quindi il tratto Mantova-Brindisi, con le dovute eccezioni. Alcuni tratti infatti sono stati già costruiti. Altri ne seguiranno atteso che la legge di Stabilità per il 2016 ha individuato finanziamenti per la cosiddetta “Ciclovia dell’acquedotto pugliese”, che dovrebbe per intanto congiungere Benevento a Brindisi, in un percorso che, se proprio non è quello, almeno ricalca grosso modo quello della Ciclovia europea Eurovelo 5. Tra lo stabilito e il fatto ci sono però di mezzo tre regioni: Campania, Basilicata e Puglia. …speriamo bene. Tifiamo per loro (e l’Associazione rimane a loro disposizione per suggerimenti, consigli, pareri ecc.).

Parliamo per intanto delle cose che esistono, come il tratto cittadino della Eurovelo 5 a Roma.

Individuato temerariamente Lungotevere, non tenendo conto dei canti romani (si nun sei pratico de regge er moccolo, pe’ Lungotevere nun ce passaaa!, cioè se non ti vuoi trovare in situazioni imbarazzanti, come quella di essere coinvolto in episodi di voyerismo – stante il gran numero di coppie, più o meno legittime, che all’epoca della canzone si appartavano lungo il Tevere – stanne alla larga), quale destinataria della istallazione della maggiore ciclovia romana e nazionale, oltre che europea, gli inconvenienti non hanno tardato a farsi sentire. La pista è ormai frequentata solo in pieno giorno e da gruppi organizzati, a motivo di pubblica sicurezza, vera o temuta.

Eppure, nonostante questo gravissimo vulnus, la pista va rifatta per altri motivi: non è in grado di assicurare, infatti, anche condizioni di sicurezza, un transito normale, a causa delle piene del Tevere.

Quale morale derivare da tale episodio? Che potrebbe essere utile forse, prima di progettare una pista ciclabile ascoltare gli utenti e le loro associazioni perché, magari, potrebbero dare qualche utile suggerimento prima che il progetto sia materialmente finanziato e non sia più possibile, se non con costose varianti di progetto, introdurre quelle modifiche che sono ben chiare a chi usa ciò che chi definisce non utilizzerà mai.

Un monito da subito alle amministrazioni regionali: è inutile finanziare una pista ciclabile lontana dalle strade principali! Anzi, la loro vicinanza o addirittura contiguità rispetto alle strade provinciali, ad esempio, è la prima condizione per il successo della pista ciclabile, che deve essere collocata in modo ben visibile accanto alle grandi strade, costituendo ciò la prima forma di sicurezza pubblica. Non sarà proprio l’aria dei boschi, ma l’alternativa è costruire la pista ciclabile nel bosco con l’aria pulita, che ben pochi e soprattutto ben poche vorranno respirare… per l’ultima volta.

Come si noterà, la realtà è ben diversa da un immaginario mondo bucolico, continuando ad insistere sul quale, in modo ideologico, non potranno che derivare gravissimi danni pratici per il cicloturismo, e nessun futuro per le ciclovie, dalle quali viceversa l’Italia si deve aspettare un incremento notevole di flussi turistici ecocompatibili.

Andrea De Girolamo*

 

 

*Responsabile settore veicoli a pedalata assistita dell’Anvel

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